mercoledì 13 agosto 2025

RESA NOTA LA STRATEGIA DEL GOVERNO PER ACCOMPAGNARE ALL’EUTANASIA L’ITALIA PROFONDA: “SPOPOLAMENTO IRREVERSIBILE, NON CONTATE PIÙ“

Il 13 agosto 2025 il sito COMEDONCHISCHIOTTE ha pubblicato un articolo inquietante:

Resa nota la strategia del governo per accompagnare all’eutanasia l’Italia profonda: “Spopolamento irreversibile, non contate più“

Ne riporto alcuni passaggi:

(Articolo modificato - accorciato - il 14/8/2025)



Estratto dell'articolo di Gilberto Trombetta:


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Il messaggio devastante del governo all’Italia profonda e alle aree interne: “Non contate più”


“C’è un passaggio, in un documento ministeriale pubblicato quasi in sordina all’inizio dell’estate, che dovrebbe far tremare le fondamenta della nostra Repubblica. È una frase contenuta a pagina 45 del nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027 (PSNAI), approvato con grande ritardo e redatto tra le nebbie dei dipartimenti centrali.


Si trova nell’ “obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. E recita: “Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”. Non è una battuta, né un refuso. È la nuova linea di indirizzo strategico dello Stato verso centinaia di Comuni italiani, per lo più montani, collinari o rurali.


Si tratta di un cambio di paradigma silenzioso ma devastante: si rinuncia ufficialmente all’idea di invertire la tendenza allo spopolamento. Si pianifica il declino.


Lo si accompagna. Lo si normalizza. Per capire la portata della questione, bisogna risalire alla definizione di Aree Interne: sono quasi 4.000 Comuni italiani, sparsi in ogni regione, che si trovano lontani dai centri dove si concentrano servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità.


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Nel PSNAI, approvato nel marzo 2025 ma diffuso solo ora, lo Stato compie una distinzione netta tra territori rilanciabili e territori senza speranza. I secondi, si legge, hanno una struttura demografica compromessa, con popolazione in forte declino e basse prospettive di sviluppo. E quindi, si conclude, non possono avere obiettivi di rilancio. Ma cosa significa, in pratica? Significa che non si investirà più per trattenere giovani o attrarne di nuovi. Che non si costruiranno più servizi in quei luoghi. Che si pianificherà una dignitosa decadenza: un welfare del tramonto che fornisca badanti e medicine, ma non opportunità né speranza. Un gruppo di studiosi, amministratori e attivisti, riuniti il 12 giugno dal CERSTE, ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno: questo documento è un verdetto, non una strategia. E viola in spirito l’articolo 3 della Costituzione, là dove parla dell’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza e la partecipazione di tutti i cittadini. Invece di rimuoverli, li si consacra. Si adottano criteri tecnici, tempi di percorrenza, densità, indicatori statistici che ignorano la realtà sociale e culturale dei luoghi.

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Il paradosso è che nel resto d’Europa, dalla Francia ai Paesi nordici , le aree rurali sono oggetto di investimenti e valorizzazione. Hanno rappresentanza istituzionale, accesso a fondi dedicati, programmi a lungo termine. In Italia, invece, si preferisce accompagnare al tramonto.

Non è solo un errore tecnico. È un messaggio devastante: Non contate più. È anche una questione di dignità: le comunità che resistono nelle Aree Interne non vogliono compassione. Vogliono giustizia, possibilità, strumenti.

Questo è il punto che il PSNAI ignora. Le Aree Interne non sono solo problemi da contenere, come pare emergere dal documento. Sono risorse da liberare. E se l’Italia vuole davvero essere una nazione coesa, deve smettere di pensare in termini di resa amministrativa e tornare a fare politica, nel senso più alto: ascoltare, valorizzare, scegliere.

Perché un Paese che dichiara la fine di sé stesso, un borgo alla volta, sta smettendo di essere una Repubblica.


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Mio breve commento:

Sfogliando le pagine del decreto, che a me risulta quasi del tutto illeggibile, ho notato questo grafico, che qui pubblico:






Si può notare che tutto il bellunese (esclusa Cortina d'Ampezzo) è segnato con colori di cui non ho approfondito il significato, ma certamente significativi dell'appartenenza del bellunese alle AREE INTERNE.
Requiescat in pace 



Venas/Perarolo, 13 agosto 2025

Giancarlo Soravia


P.S. 1 (14/8/2025)
Un Utente di COMEDONCHSCIOTTE ha pubblicato il seguente commento all'articolo originale, che condivido:

"La ‘grandezza’ si coniuga con diversi fattori quali, per esempio, le economie di scala e la logica del profitto e l’efficienza produttiva.
Ne consegue che la ‘grandezza’, genera extra urbanizzazione, perdita di identità, alienazione.
Vale la pena di ricordare che questa tendenza non è né universale né irreversibile.
Esistono iniziative (quartieri a misura d’uomo dove tutto è raggiungibile a piedi, città 15 minuti, filiere corte, negozi di vicinato, economia circolare, …) che si propongono di mitigare gli effetti della grandezza a tutti i costi.
Similmente, il concetto di grandezza, può essere applicato all’ego a dismisura, alle ambizioni sproporzionate, alla fede universale, … dimenticando, come si diceva una volta, che dentro la botte piccola c’è il vino buono.
La sfida, quindi, è sempre e costantemente la solita: equilibrio. Ci sono vantaggi nelle economie di scala e ci sono vantaggi nel riconoscere il valore delle relazioni umane, la diversità e la sostenibilità.
La grandezza è spesso solo l’arte di proiettare un’ombra lunga …mentre si resta piccoli."

P.S. 2 (16/8/2025)
Allego 2 schermate che contengono le pagine 44-45-46 [parte] del PSNAI a dimostrazione che quanto scritto sopra non è fantasia. Invito a leggere specialmente "l'obiettivo 1" e "l'obiettivo 4" già citato nell'articolo.













martedì 3 dicembre 2024

ACCORDO CON GLI ESPONENTI DELLA VALLATA AGORDINA DEL BIM PER L'INSEDIAMENTO DELLA PRIMA OCCHIALERIA DELL'AGORDINO

 


Un recente libro (gennaio 2019) di 504 pagine edito da “il Mulino” a firma di Agostino Amantia dal titolo “L’INDUSTRIALIZZAZIONE DEL COMPRENSORIO DEL VAJONT” - Intervento speciale, ricostruzione economica e sviluppo dopo la catastrofe - al Capitolo secondo “Alla ricerca dello sviluppo locale. Istituzioni, enti locali e politica per l’industria prima del Vajont” riporta  a pag.177-178 chi fu a sottoscrivere l’accordo con gli esponenti della Vallata Agordina del BIM per l'insediamento della prima occhialeria dell'agordino: ebbene, questa persona fu Francesco Da Cortà, che lo fece il 27 marzo 1961, PRIMA della costituzione della società Luxottica (27 aprile 1961).

     Questo inaspettato documento spero contribuirà a chiarire molte cose sulle origini della Luxottica:

 

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     Accanto alla Filatura Bellunese, un'iniziativa meritevole d'attenzione, per quanto modesto fosse l'impegno finanziario richiesto, era anche quella della ditta Da Cortà [leggi Metalflex N.d.R.]. Si trattava di una società in accomandita semplice avente per scopo «l'industria e il commercio di occhialeria, stamperia ed attività affini», costituita il 27 aprile 1961 ad Agordo con atto del notaio Adolfo Soccal e denominata Luxottica di Del Vecchio e C. Ne facevano parte Francesco Da Cortà, Vittorio Toscani e Leonardo Del Vecchio: i primi due quali soci accomandanti, il terzo quale socio accomandatario. Il capitale sociale di 1,5 milioni di lire era stato sottoscritto in parti uguali dai tre soci.

     In vista della costituzione della società [Luxottica N.d.R.], il 27 marzo Da Cortà aveva sottoscritto un accordo con gli esponenti della Vallata Agordina del Bim con cui s'impegnava a usufruire dell'area che il consorzio gli cedeva a titolo di donazione esclusivamente per l'impianto di un'occhialeria. L'investimento previsto era di 40 milioni di lire con un'occupazione iniziale di circa 20 operai da portare a 40 entro il 1966. Da parte sua, il consorzio s'impegnava a dotare l'area dei servizi di allacciamento idrico, elettrico, telefonico e fognario, restando inteso che l'area ceduta sarebbe rimasta vincolata ad uso industriale per un periodo di 15 anni.

     In base a questo accordo, il 15 marzo la società [Da Cortà=Metalflex  N.d.R.] inoltrò al consorzio la richiesta di contributo, che ottenne nella misura del 3% annuo costante sul capitale ammesso di 30 milioni di lire, con un onere decennale per il consorzio di 9 milioni di lire.

     Il 13 febbraio 1962 la società [Luxottica N.d.R.] comunicava al Bim di avere completato lo stabilimento e iniziato l'attività il 1° ottobre 1961, avvalendosi di un mutuo di 15 milioni di lire contratto con l'Imi tramite la Banca d'Italia e di 25 milioni di autofinanziamento [Grassetto d.R.]. Le verifiche effettuate dal personale del consorzio accertarono che gli operai occupati erano 39 nel luglio del 1965, saliti a 52 nel dicembre dell'anno successivo. Sull'andamento dell'impresa l'incaricato delle verifiche riferiva: 


     Come già riscontrato in precedenti sopralluoghi l'attività procede a pieno ritmo con molte ordinazioni e numeroso personale al lavoro. Quanto prima la ditta procederà alla costruzione di un nuovo capannone e all'acquisto di nuovo macchinario, che consentirà una più razionale sistemazione dei vari reparti e del personale dipendente. Per queste nuove opere la ditta ha presentato domanda di contributo al Consorzio e le è stato concesso un contributo suppletivo del 3% annuo scalare e per 10 anni su L. 20.000.000 (assemblea Vallata Agordina del 3.9.1966).

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16 novembre 2024

Giancarlo Soravia















RIEPILOGO DELLE ATTIVITA' DEL SETTORE OCCHIALERIA A VALLE DI CADORE (BL) NEL XX° SECOLO

 

Il viaggiatore che per la prima volta visitasse oggi il territorio del Comune di Valle di Cadore troverebbe pochissimi indizi di una attività industriale dell'occhiale, che invece nel secondo dopoguerra fu notevolmente sviluppata, anche se non ai livelli intensivi come nei comuni di Calalzo, dove essa sorse nel lontano 1878, o di Domegge. Oggi si può dire che nel Comune di Valle di Cadore il settore dell'occhialeria sia scomparso.

Il presente è un riepilogo storico, che comprende (spero) tutte le ditte del settore, sorte e cessate nel periodo che va dal 1945 ai giorni nostri, salvo il caso della ILPO, che fu l'unica ditta fondata prima della guerra, precisamente nel 1930.
La descrizione seguirà un percorso stradale, partendo da Valle verso Venas. Essa non ha alcuna pretesa né di completezza né di precisione, basandosi soprattutto su ricordi personali e informazioni raccolte in loco, con minimo apporto di documentazione ufficiale.

A Valle in via Dante c'era la Ditta I.L.P.O. (Industria Lenti Per Occhiali), fondata nel 1930, ma insediatasi nello stabilimento di via Dante nel dopoguerra. L'inaugurazione del nuovo stabilimento avvenne nel 1948 sotto la presidenza del Cav. Francesco Ciliotta (Valle, 1897-1976). La ILPO era una S.p.A. di proprietà di vari soci, tra cui Amedeo Peruz, Ruggero Chiamulera, Attilio Da Giau e la famiglia del suddetto Francesco Ciliotta, il quale ne fu presidente fino al 1953. Successivamente, a cavallo tra il '56 e il '57, il Sen. Attilio Tissi (Vallada Agordina, 1900 - Tre Cime di Lavaredo, 1959), socialdemocratico, per riconoscenza verso Valle dove aveva una forte base elettorale intervenne al fine di rilanciare la società, finanziando (personalmente) l'acquisizione della maggioranza del pacchetto azionario.
La ditta era specializzata nella produzione di lenti oftalmiche per occhiali, raggiungendo elevati standard qualitativi e detenendo una buona quota del mercato italiano delle lenti tradizionali. Ebbe sempre un buon numero di addetti, sulla trentina.
Agli inizi degli anni '70 la proprietà passò ai fratelli Bruno e Gianni De Silvestro assieme al direttore della fabbrica Giorgio Da Giau (Valle, 1920-2004).
Nel 1982 la ditta fu acquistata da Francesco Caporossi (1936-2012), attraverso la sua finanziaria FINALP, e potenziando l'assunzione di personale. Caporossi divenne nel 1986 il "patron" della Officine Galileo-IOR di Marghera, che aprì anche un nuovo grande stabilimento a Longarone (I.O.E.), poi chiuso. La Galileo-IOR, con oltre 20 società e 6 stabilimenti sparsi nel mondo era il terzo gruppo nella costruzione di lenti in Europa e in America. In detto stabilimento di Longarone si insediò successivamente la Safilo, che abbandonò gradualmente la storica sede di Molinà di Calalzo. Nel 1994 la ILPO cessò l'attività.
Nel 1999 lo stabilimento venne affittato alla Ditta VILLA VENETA, poi denominata ACCADEMIE di proprietà di vari soci, tra cui Gianni Cian (1942-2012), che ne fu il fondatore, Adelchi Liera, Domenico Bristot, i quali però presto lo abbandonarono per trasferirsi a Fortogna di Longarone. Ditta specializzata nella lavorazione di occhiali in titanio con numerosi dipendenti (una cinquantina) ma che ha recentemente cessato l'attività.
Attualmente il fabbricato ILPO è vuoto, con mutamento di destinazione d'uso a residenziale.[1]

In via Dante 50 fu attiva la Ditta SMALT FRAMES, smaltatura e verniciatura occhiali.

In via Rusecco c'era la Ditta di Italo Del Favero, (Valle, 1919-1989) che produceva occhiali di plastica come terzista. Qui subentrò e rimase per alcuni anni presente la Ditta MODESIGN di Adriano Davare (1942-2024), Vanni Zanetti (1947-2024), Gino De Ghetto (1933-2018) e Giovanni (Vito) De Lorenzo. Detti soci erano tutti ex dipendenti della IDOS (vedi sotto) che nel 1979 si misero in proprio. Avevano ottime cognizioni tecniche e commerciali, l'attività si sviluppò favorevolmente e presto si trasferirono in un nuovo stabilimento poco lontano, ma in Comune di Pieve, con una media di 50 addetti. La produzione era di montature per occhiali in acetato, essendo assolutamente all'avanguardia nell'impiego dei centri di lavoro a controllo numerico, poi anche montature in metallo, ed era prevalentemente diretta ai mercati esteri, dove era bene introdotta. Oggi la ditta risulta ceduta ad altri, con forte riduzione di personale.

In via Rusecco 52 ebbe sede la Ditta GALVISION Eyewear, trasferitasi a Longarone in Zona Artigianale Faè. Il sito della Ditta informa così della sua storia: GALVISION nasce nel 1987 come azienda commerciale nel settore montature. Dall'anno successivo comincia a finire le montature all'interno dei suoi reparti. Lo sviluppo costante della sua attività la ha portata ad essere una delle aziende produttrici "Private Label" più importanti del settore in Italia.

Sempre in via Rusecco si trovava l' Occhialeria O.V. di Comis Cesidio, iniziata nel 1956, che produceva occhiali da lastra in celluloide prima, ed in acetato poi. Occupava una decina di operai. Nel 1972 la ditta si spostò a Calalzo con la medesima insegna e ancora in attività, attualmente gestita dal nipote di Cesidio.

In Via G. Carducci c'era dagli anni '70 la Ditta di Angelo Serafini, (omonimo di un Angelo Serafini più famoso, con fabbrica a Domegge) che da semplice operaio si mise a costruire occhiali, in un laboratorio a carattere familiare. Era una attività atipica, perché nonostante le ridotte dimensioni riusciva a realizzare l'intera montatura, che commercializzava direttamente.

In Via XX Settembre, nei locali della ex latteria di Valle sorse negli anni '70 la Ditta O.M.E.C. a nome di Primo (Aldo) Tiberio (Pieve, 1920-2010), che poi cedette l'attività indirettamente alla Metalflex; alla fine la ditta fu quasi interamente rilevata da Giuseppe Da Cortà (Pieve, 1925-2004). Vi si fabbricavano montature per occhiali in alluminio, articolo purtroppo andato presto in crisi con conseguenze negative per la società.

Sempre in Via XX Settembre Augusto Zandanel di Cibiana, ex dipendente Metalflex, aprì nel 1983 una Ditta, denominata MODOPTIC, per la finitura e la commercializzazione di occhiali, operante verso i mercati esteri, specialmente gli Stati Uniti, dove Zandanel risiede. Ditta che risulta chiusa nel 2010.

Partita da Valle in Via Calvi ma subito trasferita a Vallesella fu l'occhialeria "Atelier Cadore" di Gianluigi Gerardis e Alberto De Polo. Ditta  nata nel 1984 e cessata nel 2019. Fabbricava occhiali di moda in acetato con una decina di operai ed un proprio mercato in Italia e all'estero.

In Via Calvi 4 ebbe sede la Ditta PANAM, Smaltatura e Sabbiatura Occhiali.

All'inizio di Via Romana c'è il fabbricato sede di una fabbrica di lenti oftalmiche per occhiali, la LOLI, fondata dal Cav. Francesco Ciliotta, già citato sopra alla voce ILPO, nel 1954. La produzione di lenti, che impiegava una decina di operai, cessò nel 1976 e lo stabile divenne negli anni '80 sede della AXON di Fabrizio Toscani, Paolo Soravia e Fabrizio De Lotto. Doveva essere lanciato un prodotto innovativo, un occhiale a iniezione con un nuovo tipo di materiale plastico dalle caratteristiche eccezionali, ma sopravvennero difficoltà tecniche e la ditta fu ceduta indirettamente alla Metalflex, che successivamente la rivendette ad altri, i quali finalmente la chiusero. Subentrò quindi una nuova Ditta denominata RITE di proprietà di Marino Lena con altri soci, poi chiusa. L'ultimo inquilino fu la Ditta VILLA VENETA con maggior numero di addetti, ditta fondata da Gianni Cian, trasferitasi nel 1999 nel fabbricato ex ILPO (vedi sopra)

In Via Romana 10 alla fine degli anni '80 i fratelli Maurizio e Giancarlo Marinello avviarono un'attività artigianale di fabbricazione occhiali, che ebbe vita breve. Ambedue provenivano dall'Argentina, essendo però il padre originario di Valle.

In Via Tiziano aprirono all'inizio degli anni '90 un'attività di saldatura occhiali i fratelli Livio e Luca Ciliotta (Ciliotta Occhiali) i quali si unirono successivamente in società con Emilio Da Val per formare la Ditta DA VAL & CILIOTTA, trasferitasi quindi a Perarolo, dove opera nella produzione di minuterie per occhiali, ditta rinomata per i macchinari automatici e di precisione di cui dispone.

Ancora in Via Tiziano fu attiva dal 1959 al 1998 l'officina meccanica di Giuseppe Da Val (Valle, 1924-2009), specializzata nella costruzione di stampi e attrezzature per occhiali. A fianco dell'officina di Da Val è stata presente fino a poco tempo fa la Ditta DI.VI.EMME del genero Francesco Meneghini, che eseguiva varie lavorazioni per occhiali.
 
In via Tiziano 20 ebbe sede la Ditta POLAR snc di DA GIAU e DAVANZO, settore lenti polarizzate.

Passando a Venas, in località Giau nell'immediato dopoguerra Enrico Giavi (Venas, 1894-1967) aprì una fabbrica di montature per occhiali di celluloide nella propria grande casa, impiegando fino a una sessantina di operai. Cessò l'attività alla fine degli anni '50. La fabbrica era considerata una filiale della Safilo, lavorando in pratica solo per la stessa, e per la relazione di parentela tra Enrico ed il nipote di quest'ultimo Raimondo Giavi, all'epoca socio del Comm. Guglielmo Tabacchi nella Safilo. Il fabbricato tornò alla sua originale destinazione residenziale, trasformato in condominio.

Alla fine degli anni '60 in piazza Marconi Emilio Barabaschi (Milano, 1924-Venas, 2007) in società con Raimondo Soravia (vedi IDOS) aprì una fabbrica di occhiali di plastica a iniezione denominata MECSOL. Rimase in vita pochi anni e poi chiuse.

In Via Roma, nello stabile denominato "la Rotonda", agli inizi degli anni '80 si installò una attività di fabbricazione di aste flessibili e componenti per occhiali, ad opera di due ex dipendenti Metalflex, Livio Pivirotto e Giuseppe Bernasconi. La ditta, chiamata A.F.C., ebbe uno straordinario sviluppo, e si trasferì presto a Calalzo, in un nuovo stabilimento nella zona industriale.

Sempre in Via Roma sorse la METALFLEX. Sarà ricordata soprattutto per aver dato vita alla Luxottica di Agordo, che oggi è diventata la più grande fabbrica mondiale di occhiali. La Metalflex fu fondata nel 1948 con il nome di Siclov (Società Industria Cadorina Lavorazione Occhiali Venas) da Elio Toscani (Venas, 1920-1997) assieme al fratello Vittorio (Venas, 1927-1966) e a Francesco Da Cortà (Pozzale, 1922-1981), il quale deteneva il 50% della proprietà. Fu nel 1961 che Vittorio Toscani (il fratello Elio ne era socio con patto parasociale per 1/6) con lo stesso Da Cortà (soci accomandanti) e con il milanese Leonardo Del Vecchio (socio accomandatario) (la proprietà era divisa in ragione di 1/3 per ciascun socio, cioè 1/3 V. Toscani, 1/3 F. Da Cortà, 1/3 L. Del Vecchio) fondarono la Luxottica s.a.s. ad Agordo, ceduta totalmente a Del Vecchio nel 1969, tre anni dopo l'improvvisa morte di Vittorio. A metà degli anni '70 la Metalflex fu antesignana della moda griffata negli occhiali, stipulando un accordo di licenza, durato molti anni, con lo stilista Elio Fiorucci (Milano, 1935-2015). Gli occhiali Fiorucci-Metalflex ebbero un enorme successo in Italia e nel mondo. Gli addetti furono sempre in numero medio di 150. Chiuse l'attività nel 1996 circa.

ATTO COSTITUTIVO LUXOTTICA SAS 1961
https://drive.google.com/file/d/1q2VEUVYtJOl72cciM4dHQTI2SvPC2KB2/view?usp=drive_link


Ancora in Via Roma negli anni '80-'90 segnalo la Ditta di Anna Francesca Toscani, specializzata in lavorazioni particolari su occhiali (applicazione strass, coloriture), poi trasferitasi altrove.

In via Lasta nel 1947 iniziò la propria attività la I.D.O.S. (Industria Dolomitica Occhiali Soravia). Raimondo Soravia (Venas, 1920-1978) ne prese presto la direzione e la proprietà, ma la fabbrica era stata in realtà fondata dal fratello Enzo (Venas, 1923-2016) e dal cugino Osvaldo Soravia (Venas, 1910-Rosenheim, 1960). La fabbrica ebbe un notevole sviluppo con una media di 50 dipendenti ed era rinomata nella produzione di montature per occhiali in celluloide prima e acetato poi. Poco prima della morte di Raimondo, venne inaugurato un nuovo stabilimento che si trovava poco lontano, sotto la ex Ferrovia delle Dolomiti. La vecchia fabbrica venne convertita in abitazione, dopo un breve periodo in cui vi si insediò una Ditta di coloritura occhiali ad opera di Giuseppe (Beppino) Toscani.
La nuova IDOS, dopo la morte di Raimondo, subì vari passaggi: fu prima rilevata dal Cav. Augusto Agnoli (Augsburg, 1913-Cortina, 1997) assieme a Antonio Dal Pont e Giuseppe Da Giau titolari dell'omonima impresa edile a Cortina e proseguì la fabbricazione tradizionale di montature. Fu quindi acquistata dal Cav. Ivano Beggio (1944-2018) dell'APRILIA da cui prese anche il nome (APRILIA EYEWEAR); fu fatto un notevole sforzo per rilanciarla, tuttavia senza troppo successo. Fu infine ceduta alla Ditta ITALIANA OCCHIALI per essere poi definitivamente chiusa. Lo stabilimento, di proprietà di Beggio, risulta recentemente essere stato venduto a due ditte artigiane locali.

Ancora in Via Lasta a fianco del vecchio Cinema O.N.D. (Opera Nazionale Dopolavoro) verso il 1948 sorse la Ditta ZENITH, che produceva montature di celluloide, fondata dai fratelli Toscani dei Colli, assieme ad Alfredo Soravia (Venas, 1910-Trieste, 2002) e a Guido Zanetti (Valle, 1898-1975), e diretta da Giacomo Toscani (Venas, 1898-1984). Chiuse dopo pochi anni.

Infine in Via Lasta Dante Dall'Asta (1931-2019) tenne dal 1970 al 1990 un laboratorio di montaggio lenti.


APPENDICE

Non per essere stato coinvolto direttamente in attività di occhialeria nel Comune di Valle, ma per la sua importante posizione raggiunta nel ramo, desidero ricordare il Cav. Emilio Ciliotta (Valle, 1907-1980) che fu per molti anni il rappresentante ufficiale per l'Italia della Ditta Rodenstock di Monaco di Baviera (Germania). Egli era infatti notissimo nel settore perché titolare sotto il proprio nome degli uffici e del deposito di Milano della stessa Rodenstock. Va ricordato che prima degli anni '60 Rodenstock fu il più importante marchio estero presente in Italia per montature e lenti.


Venas di Valle di Cadore,  giugno 2010
(Post aggiornato più volte - Ultimo aggiornamento: giugno 2024)


G. Carlo Soravia





POSCRITTO

Il 18 luglio 2010 il Cadore ha accolto ufficialmente il Cardinale Camillo Ruini; nel ribadire il suo affetto per questa terra, da cui proveniva la nonna materna Maria Elisabetta Olivo "Saverio" nata a Suppiane di Venas nel 1876, egli ha auspicato che "nella grande estensione del suo territorio, il Cadore sia una comunità unita, non chiusa in se stessa ma aperta" ed ha aggiunto: "Certo, la vita qui è impegnativa (lo era specialmente nel passato), ma qui l'uomo ha creato qualcosa di grande, attraverso una lunga storia che non deve in alcun modo andare perduta. Io non sono fra coloro che rimpiangono il passato, che pensano che il passato sia migliore del presente. Però penso che nel passato abbiamo le nostre radici e che queste radici devono essere forti perché l'albero oggi possa portare frutto". [Citazioni da "Il Corriere delle Alpi"]
Il Cardinale ha invitato quindi i cadorini a guardare avanti con fiducia.

- I dati anagrafici dei personaggi principali sono riportati solo per le persone scomparse (luogo e anno di nascita e di morte), ove conosciuti. Nessun dato anagrafico viene riportato per le persone viventi. Non vengono generalmente riportati i titoli accademici, ma solo quelli onorifici, se conosciuti, salvo il caso  di personaggi la cui trattazione è antecedente ai titoli.

NOTE

[1] La voce ILPO è stata redatta con le informazioni  ricevute dai Signori Franco Ciliotta (†) e Nino Corica di Valle.





giovedì 13 aprile 2023

DAI "CENNI GEOGRAFICO-STORICI" DEL CADORE-AMPEZZO ALLA SITUAZIONE ATTUALE

(Modificato in data 2/6/2023)
Con questo Post desidero esporre il mio modesto punto di vista sulla situazione attuale del Cadore partendo dai "Cenni geografico-storici", che si trovano nella presentazione del mio saggio “LA LINGUA LADINA DEL CADORE” recentemente (febbraio 2023) pubblicato dalla Casa Editrice Bonomo nella Collana “LE LINGUE INCATENATE” diretta dal Prof. Giulio Soravia.



CENNI GEOGRAFICO-STORICI  DEL CADORE


 

        Il Cadore, o più esattamente Cadore-Ampezzo, regione alpina dolomitica, è compreso geograficamente tra il passo di Cimabanche e le Dolomiti di Sesto (provincia di Bolzano) a ovest, le Alpi della valle del Gail (Austria) a nord (senza collegamenti stradali) e le Alpi Carniche (provincia di Udine) a est. Il collegamento principale è verso sud, lungo l’alto corso del Piave, con il confine con il Bellunese a Termine (Frazione di Ospitale). Le sue montagne, con le sue "crode" rosa in netto contrasto con i boschi sottostanti sono uniche al mondo. La superficie totale del Cadore-Ampezzo è di 1362,02 kmq con una popolazione di 33.730 abitanti. La densità è di 24,76 ab./kmq
          Sotto Roma il Cadore-Ampezzo appartenne al Municipio di Julium Carnicum. Poi subì le varie invasioni tra cui quella longobarda (sono ricordate le Arimannie cadorine) e la dominazione franca. Dopo essere appartenuto al Ducato di Carinzia, dal 1077 fu Contea del Patriarcato di Aquileia. Nel 1235 la famiglia longobardica  dei da Camino (feudatari di Aquileia) gli diede un proprio Statuto, rinnovato nel 1338 su base democratica, e facendo del Cadore-Ampezzo una delle prime regioni d’Europa affrancate dal feudalesimo. Il Cadore-Ampezzo era suddiviso in 10 Centenari: Pieve (capoluogo), Valle, Venas, San Vito, Ampezzo (sostituito con Pescul (Selva) per mantenere il numero obbligatorio di 10 Centenari), Domegge, Oltrepiave, Auronzo, Comelico Superiore, Comelico Inferiore. A questi Centenari appartenevano 27 “Regole”, ognuna con il proprio “Laudo”. Dal 1420 il Cadore-Ampezzo fu soggetto alla Repubblica di Venezia, che ne confermò lo Statuto. Nel 1516 con il trattato di Noyon (guerra della Lega di Cambrai) Ampezzo passò alla monarchia Asburgica. Col trattato di Campoformido del 1797 il Cadore con il Veneto passò sotto amministrazione austriaca fino al 1805. Con la pace di Presburgo dello stesso anno l'impero austriaco rinunciò al Veneto, il quale fu ceduto al Regno d'Italia napoleonico. Nel 1806 fu abrogata la Magnifica Comunità Cadorina e il Cadore fece parte del neo costituito “Dipartimento della Piave” con capoluogo Belluno. Dal 1816 con il Congresso di Vienna il Cadore fece parte del Regno del Lombardo-Veneto e confermato nella “Provincia di Belluno”, diviso tra i distretti di Pieve di Cadore e di Auronzo. Ampezzo fu annesso alla provincia di Belluno nel 1923. Nel 1848 ci fu la resistenza antiaustriaca di Pier Fortunato Calvi. Nel 1866 il Cadore fu annesso al Regno d’Italia (Ampezzo lo fu nel 1919).  La Magnifica fu ricostituita nel 1875 ma solo come "ente morale". Anche le Regole (terre allodiali possedute anticamente da famiglie arimanniche) furono nuovamente riconosciute, ma senza più alcun potere amministrativo. Con Caporetto (1917) il territorio fu invaso dagli eserciti austro-ungarico e tedesco. Dopo l’ 8 settembre 1943 ci fu  l’amministrazione nazista dell’Alpenvorland. Fu quindi occupato dagli Alleati e con la Liberazione ed il Referendum del 1946 il Cadore-Ampezzo si unì alla Repubblica Italiana.
            Per quanto riguarda l’ordinamento ecclesiastico, nel 1846 il Cadore fu staccato, dopo secoli di unione, dalla diocesi di Udine e fu aggregato a quella di Belluno. Similmente nel 1964 il decanato di Cortina d’Ampezzo passò dalla Diocesi di Bressanone a quella di Belluno.
          Il dopoguerra ha assistito al quasi completo abbandono dell'attività agro-silvo-pastorale, alla progressiva svalutazione del valore  commerciale dei boschi, allo sfruttamento idroelettrico con vantaggi praticamente nulli per la popolazione, al grande sviluppo e poi alla fine del distretto dell'occhiale, sorto a Rizzios di Calalzo nel lontano 1878. Sembra che per l'economia del territorio non resti altra soluzione che potenziare e sviluppare il settore turistico.

...................


LO STEMMA DEL CADORE

ANTICHI CASTELLI DI PIEVE DI CADORE E DI BOTESTAGNO

(da Wikipedia)



Nello stemma del Cadore (due torri concatenate con un albero al centro, in passato un tiglio, poi un abete) sono rappresentati i castelli di Pieve di Cadore e di Botestagno (Cortina), oggi scomparsi e di cui restano vecchie stampe come quelle sopra riprodotte.
I due castelli,  incorporati nello stemma, li ripropongo con il quadro seguente, realizzato da Cesare Vecellio nel 1599, allegoria della dedizione del Cadore (allora ancora comprendente Ampezzo) a Venezia nel 1420.
Nel quadro si vedono san Marco con il leone, la Vergine con il bambino in trono, Venezia con lo scettro del potere, una dama (il Cadore) che presenta lo stemma e lo Statuto  assieme ad un’altra donna, che rappresenta la fedeltà.




LA SITUAZIONE ATTUALE DEL CADORE

1) PREMESSA


L'Italia contemporanea sembra trovarsi in posizione subalterna alla Unione Europea, che sta imponendo i suoi dogmi neo-liberisti e le sue direttive spesso assurde.
Credo tuttavia che detto liberismo non sia del tutto compatibile con la costituzione italiana la quale, essendo nata da un compromesso tra democristiani e comunisti, è di natura ambivalente. Per ambivalente intendo un sistema misto capitalista/comunista o viceversa.
Esso è in vigore in Cina e sta dando risultati eccezionali.
In fondo anche il “miracolo economico italiano” si realizzò proprio negli anni del binomio Peppone (che si può simbolizzare con l'IRI) - Don Camillo (che si può simbolizzare con la FIAT), quando l'UE era una semplice unione doganale.
Riporto le seguenti tabelle del trend delle maggiori economie mondiali, una più vecchia e l'altra più recente (Fonte: WB e IMF), i dati del 1992 sono contradditori ma la Cina sta scalando tutte le posizioni mentre l'Europa è in ribasso. L'Italia poi è out:



Le storture e gli errori causati dalla Unione Europea, ma non solo quelli, stanno provocando gravi ripercussioni socio-economiche specialmente nelle zone periferiche del paese come il Cadore.



2) SPOPOLAMENTO, CARENZA SERVIZI ESSENZIALI, POVERT
À

In un mio precedente Post su questo Blog (IVA SUI PELLET SEMPRE AL 22% ?

avevo riportato la petizione, fatta dal gruppo "GIOVANI & FUTURO" (Gruppo di Giovani Amministratori Eletti nei Comuni del Cadore e del Comelico) in data 28 luglio 2022 rivolta al precedente governo, in cui si legge tra l’altro:

“….In questo periodo, come ben saprà, gli aumenti di luce, gas e beni alimentari sono diventati un vero salasso per le nostre famiglie e queste difficili situazioni sono ulteriormente amplificate in un territorio come il nostro, che da anni è morso dallo spopolamento e dalla carenza dei servizi più essenziali….”

e poi

“….1 bellunese su 3 vive sulla soglia della povertà….”, quindi verosimilmente ci sarà più di un cadorino su tre a vivere su tale soglia.


3) CROLLO SETTORE AGRICOLO-PASTORALE-BOSCHIVO


In un articolo del Gazzettino del 30/11/2022 a firma Yvonne Toscani si legge:


“….In un trentennio la provincia di Belluno ha perso l'83,7 per cento delle sue aziende agricole. Le piccole o medie imprese, che si occupano della coltivazione del fondo, di selvicoltura, allevamento di animali ed altre attività collegate….sono passate dalle 14.591 del 1982 alle 2.381 del 2010....".

Anche in questo caso, se la provincia di Belluno ha perso l'83,7% delle sue aziende agricole, certamente peggiore è la situazione del Cadore.

Le imprese che ancora resistono sono letteralmente oppresse dalla burocrazia, come si apprende dalle molte lamentele pubblicate sui giornali e sui social.

Anche per quanto riguarda il settore boschivo ci sono solo notizie negative, i boschi cadorini  un tempo famosi e fonte di ricchezza sono abbandonati all'incuria e all'insufficiente sfruttamento. E secondo un esperto da me interpellato è inutile farsi illusioni: anche se c’è una ripresa del legno nelle costruzioni, nell’arredamento, negli imballaggi e nella carta, le dimensioni e lo spezzettamento proprietario dei boschi cadorini non corrispondono minimamente alle esigenze dei mercati odierni.


4) POLITICHE A FAVORE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE


Anche in Cadore si registra la costante apertura di nuovi supermercati, mentre i piccoli negozi di paese chiudono.

Sempre su questo Blog, avevo pubblicato un Post su come in Alto Adige si aiutino concretamente i “Dorfladen”, al contrario che da noi.

Poi in Germania si fanno studi approfonditi su questo tema, cosa del tutto assente in Italia.

https://cadorepassatoepresente.blogspot.com/2022/11/in-alto-adige-danno-sostegno-ai-piccoli.html



5) DISGREGAZIONE PILOTATA DEL DISTRETTO CADORINO DELL'OCCHIALE



In questo caso le politiche U.E. non c'entrano, ma solo gli egoismi e campanilismi locali.    È successo che i politici di Belluno, con a capo l'onorevole Gianfranco Orsini (1924-2008), idearono il modo di spostare il distretto cadorino dell'occhiale verso il bellunese (Longaronese e Alpago). Semplicemente inqualificabile (dal punto di vista cadorino) fu infatti la cosiddetta "legge rifinanziamento Vajont (1990)", in base alla quale "nuove" iniziative industriali furono generosamente finanziate a fondo perduto e con esenzione decennale dall'imposta sui redditi. Cos'è in pratica avvenuto ? Che le maggiori occhialerie localizzate in Cadore (Safilo, De Rigo -- stabilimento Lozza --, Marcolin, Fedon (astucci) e altri) furono incoraggiate a creare delle società formalmente ma falsamente "nuove", con sede apppunto nel Longaronese e Alpago, in cui piano piano travasare le vecchie storiche sedi cadorine, che finirono totalmente e desolatamente vuote, nel senso letterale del termine.
È stato un vero delitto togliere il distretto industriale creato proprio in Cadore da cadorini nel lontano 1878 affrontando enormi difficoltà e qui sempre sviluppatosi con successo, tanto da identificare per tutto il '900 il Cadore come culla e patria degli occhiali.  Per i bellunesi fare un distretto ex-novo non sarebbe stato così semplice, ne è testimonianza il sostanziale fallimento della zona industriale di Longarone sorta all'indomani del disastro del Vajont. Questa ingiusta delocalizzazione, che si poteva e si doveva evitare, è stata naturalmente seguita da una crescente penuria di lavoro in Cadore e ha costretto alla chiusura e al fallimento molti terzisti. Per non parlare delle pesanti ricadute su altri settori dell'economia cadorina, principalmente quello degli alberghi, ristoranti, ecc. a seguito della scomparsa delle visite in Cadore di centinaia di clienti italiani e stranieri, di fornitori,  rappresentanti, tecnici ecc., e del grave e generalizzato calo dei consumi. Colpisce soprattutto l'inerzia delle amministrazioni cadorine (ma anche della Chiesa locale e della popolazione), che non hanno mosso un dito per la salvaguardia dello storico distretto.

Vedi anche:

Tesi di laurea di Davide Bria-Berter (Anno Accademico 2014/2015 UNIVERSITA' TELEMATICA “E-Campus” - Facoltà di Economia - Corso di Laurea in Psicoeconomia) dal titolo:

LA DISGREGAZIONE DEL DISTRETTO INDUSTRIALE E I SUOI EFFETTI ECONOMICI E SOCIALI: IL CASO DELL'OCCHIALERIA DEL CADORE”

https://drive.google.com/file/d/12Aqxn_L17fpqjfrjxqjMdm3UghnVDLM7/view?usp=share_link

 

6) CONCLUSIONE

A differenza dei secoli passati, oggi il Cadore non saprebbe nemmeno a chi rivolgersi per chiedere come alleviare la sua condizione di abbandono.

Mi è caro riportare qui il discorso fatto il 26 giugno 1797 dai delegati cadorini a Napoleone, tratto dal libro "IL CADORE NELL'ETÀ NAPOLEONICA" di Giovanni Fabbiani (Lozzo, 1897-Belluno, 1986):


Cittadino Generale

"Voi vedete alla vostra presenza i Deputati del Popolo e della Municipalità di Cadore.

"L'esempio fortunato della Repubblica di San Marino ci anima a rappresentarvi, che fummo sempre poveri, ma sempre liberi, e democratici, ed il primo nostro voto si è quello di rimaner tali, ma confederati in una Repubblica Indivisibile; voi lo volete e noi lo saremo.

"La vostra Truppa ha ritrovato su queste Alpi scoscese i suoi Fratelli che lieti si tolsero il pane dalla bocca per dividerlo coi bravi Repubblicani.

"Non ci resta più pane né per loro, né per noi. Siamo tra orridi monti, che la natura tutto ci niega, ed il raccolto tardissimo è appena sufficiente per quattro Mesi.

"La Divisione Delmas accantonata in Belluno esige da noi una parte delle sussistenze. Voi non soffrirete che si sprema il sangue di un Popolo Innocente, che fu compianto da Tiberio e da Druso.

"Rileviamo che i vostri Commissari vogliono esigere nuove Requisizioni; abbiamo a stento potuto supplire alla prima.

"I pochi argenti delle nostre chiese, sudore del Popolo, unico deposito dei Poveri per gli anni di estrema indigenza lasciateli alli miseri come un sacro monumento della vostra insigne umanità. Voi siete grande, e potete comandarci di andare alla guerra; ma non permetterete che moriamo di fame.

[La supplica fu accolta da Napoleone]



Giancarlo Soravia

Venas di Cadore, 13 aprile 2023






sabato 10 dicembre 2022

IVA SUI PELLET SEMPRE AL 22% ?

 


In data 17 novembre 2022 l’utente Facebook Ivano Valcarcelli ha scritto:


È arrivato il freddo.

Capisco che le priorità del governo non sempre collimino con quelle del popolo che rappresenta, ma se trovate il tempo, tra l'aumento della soglia del contante, i Rave, la commedia sui migranti, la barzelletta dell'abolizione del canone Rai, si potrebbe togliere o per lo meno abbassare l'Iva al pellet , riportandola magari al 10%.

Questo sarebbe il momento.

Se non è troppo disturbo.”


Sempre su Facebook, ho trovato la seguente petizione, fatta dal gruppo "GIOVANI & FUTURO" (Gruppo di Giovani Amministratori Eletti nei Comuni del Cadore e del Comelico) in data 28 luglio 2022 rivolta al precedente governo cosiddetto “dei migliori”: 

[Di seguito, per una più agevole lettura, c'è la petizione convertita in formato testo e adattata a pagina web a cura del Redattore]

 




                GIOVANI & FUTURO

GRUPPO DI GIOVANI AMMINISTRATORI ELETTI NEI      COMUNI DEL CADORE E DEL COMELICO.

 

Vigo di Cadore, 28 luglio 2022

 


Spettabile

Ministro dell’Economia

Daniele Franco


E p.c.

Al Viceministro

Laura Castelli


Ai Sottosegretari

Maria Cecilia Guerra

Alessandra Sartore

Federico Freni


Oggetto: Proposte in vista dell’approvazione del decreto aiuti bis.

Illustrissimo Ministro,

ci permettiamo di rivolgerci alla Sua attenzione per portare a Sua conoscenza una situazione che ci preoccupa molto.

In questo periodo, come ben saprà, gli aumenti di luce, gas e beni alimentari sono diventati un vero salasso per le nostre famiglie e queste difficili situazioni sono ulteriormente amplificate in un territorio come il nostro, che da anni è morso dallo spopolamento e dalla carenza dei servizi più essenziali.

Essendo Lei bellunese di nascita, non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, ma c’è un dato che ci ha profondamente preoccupato, prima come giovani che amano il proprio territorio e che non vogliono essere costretti a lasciarlo e poi come amministratori:

1 bellunese su 3 vive sulla soglia della povertà. Siamo molto giovani e tutti al primo mandato, ma non riusciamo ad accettare in silenzio che la luce si spenga definitivamente sulle nostre montagne e per questo ci siamo permessi di disturbarLa.

Un territorio interamente montano come il nostro ha delle peculiarità che devono essere prese in considerazione per far sì che la nostra bellissima montagna non si spopoli definitivamente.

Passata l’estate, arriverà l’autunno e nei nostri territori questo passaggio avviene molto rapidamente e precocemente, costringendo le nostre famiglie ad ulteriori spese per l’acquisto, ad esempio, di legna da ardere e pellet che con tutti gli altri beni stanno vedendo un aumento incredibile del prezzo.

Leggiamo che tra le varie proposte presentate c’è quella di azzerare l’I.V.A. sui beni di prima necessità e di abbassarla sulla carne e sul pesce: una misura che troviamo essenziale se si vuole dare un aiuto concreto alle famiglie italiane.

Non siamo sicuramente noi a doverLe dire quello che si deve o non si deve fare per il bene del nostro Paese, ma ci creda che anche il semplice bancale di legna o di pellet, in una zona come la nostra, che tocca temperature rigidissime in inverno diventano beni di primissima necessità.

Alla situazione attuale, molte delle nostre famiglie manifestano l'impossibilità di far fronte a questi ulteriori aumenti e confidiamo si possa fare qualcosa, magari proprio abbassando l'I.V.A. sui beni necessari al riscaldamento dei locali domestici.

Ci scusiamo in anticipo se abbiamo sbagliato la forma per rivolgerci ad un Ministro. ma ci creda che questa nostra richiesta ci viene dal cuore, nella speranza che Lei possa prendere in considerazione la nostra proposta.

Certi della sua comprensione e sensibilità, rimaniamo a completa disposizione dei suoi Collaboratori per eventuali chiarimenti e, ringraziandoLa per il tempo che vorrà dedicare a questa nostra lettera, Le auguriamo buon lavoro e Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Luca Frescura
Consigliere comunale a Vigo di Cadore
Consigliere Unione Montana Centro Cadore

Thomas Menia Corbanese
Consigliere comunale a Danta di Cadore

Luca Olivotto
Consigliere comunale a Borca di Cadore

lunedì 28 novembre 2022

TROFEO ROMANO DELLE GENTI ALPINE SCONFITTE

TROPHAEUM AUGUSTI


Nella cittadina francese di La Turbie, al confine nord occidentale del Principato di Monaco, ci sono i resti di un imponente monumento chiamato in latino TROPHAEUM AUGUSTI o TROPHAEUM ALPIUM, il cui più significativo emblema è il seguente bassorilievo di una coppia di prigionieri galli in catene:





dal relativo sito Internet riporto:
“La solenne iscrizione, di cui rimanevano solo alcuni frammenti, è stata ricostruita completamente durante il restauro del monumento curato da Jules Formigé, grazie alla menzione fattane da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (III, 136-137).
Il testo riporta tutti i 46 [44?] nomi delle tribù [alpine] sconfitte in ordine cronologico e geografico ed è affiancato da due bassorilievi della Vittoria alata. Parimenti visibile è il "trofeo" in senso stretto, ossia una raffigurazione delle armi conquistate ai nemici e appese ad un tronco d'albero. Ai due lati del trofeo sono raffigurati coppie di prigionieri galli in catene.”

lunedì 21 novembre 2022

LA STORIA DEI GELATIERI ITALIANI VISTA DAI TEDESCHI (DELLA RUHR)

STORIA DEI GELATIERI

 
"Eiskalte Leidenschaft" die Geschichte der Eismacherinnen und Eismacher von der Mitte des 19. Jahrhunderts bis heute.

Passione Gelato“ la storia dei gelatieri dalla metà del XIX secolo ai giorni nostri.



TRADUZIONE DI GIANCARLO SORAVIA DA UN SITO TEDESCO.

In otto capitoli con un totale di oltre 150 riferimenti, la presentazione di “Passione Gelato” fa luce sulla storia dei gelatieri dalla metà del XIX secolo ai giorni nostri.

Dal ferro al gelato -La patria dei gelatieri
[c'è un gioco di parole in tedesco: "Vom Eisen zum Eis" NdT] 

Das Zoldo-Tal: die Heimat der Gelatieri, um 1900 Foto: privata  

L'origine dei produttori di gelato italiani risiede nelle due piccole valli di Zoldo e Cadore nelle Dolomiti. Per oltre cento anni, un gran numero di residenti ha fatto rotta verso nord in primavera per lavorare come produttori di gelato in Germania, nei Paesi Bassi, in Austria o in altri paesi europei.
Il lavoro stagionale ha una lunga tradizione nelle Dolomiti. Decenni prima che i primi produttori di gelato si trasferissero a nord con i loro carretti da gelato alla fine del 19° secolo, gli uomini della regione vendevano castagne o pere cotte alle città circostanti del nord Italia durante i mesi invernali. Durante i mesi estivi lavoravano nell'agricoltura, nella lavorazione del legno o del ferro. Mentre la valle del Cadore era famosa per realizzare montature per occhiali, Zoldo creava chiavi e chiodi di tutte le dimensioni.
Alla fine del 19° secolo, la situazione economica delle valli si deteriorò drammaticamente. Le tempeste avevano distrutto le segherie e il mercato dei chiodi era crollato. Gli abitanti delle valli decisero sempre più di emigrare. Molti andarono in America Latina o si trasferirono negli Stati Uniti. Altri lavoravano solo nei mesi estivi in ​​vari paesi europei e tornavano a casa in inverno.

Dai carretti agli Eiscafé - L’inizio dei gelatieri italiani in Europa


Eiskarren-Verkauf, um 1900 Foto: Alberto Piva

Le valli Zoldo e Cadore appartenevano fino al 1866 al Regno del Lombardo-Veneto e quindi nella sfera d'influenza della monarchia asburgica. Di conseguenza, i primi produttori di gelato si trasferirono nella metà del 19° secolo prima nelle regioni della monarchia del Danubio, verso l'Austria e l'Ungheria.
Da lì, i produttori di gelato italiani continuarono a diffondersi nel nord e nell'est dell'Europa nel diciannovesimo secolo. Già all'inizio del secolo, i primi carretti da gelato si muovevano per le strade dell'area della Ruhr, perché la regione industriale in rapida crescita offriva un mercato interessante per il gelato. Le autorità, tuttavia, spesso guardavano con sospetto i venditori ambulanti. Alla fine del 19° secolo, la vendita di gelati dai carretti a Vienna fu anche bandita per alcuni anni al fine di proteggere i produttori di gelato austriaci e i loro negozi dai loro concorrenti mobili. E anche nell'area della Ruhr, l'attività dei carretti da gelato era soggetta a regole severe.
Le famiglie dei produttori di gelato in genere rimanevano in Italia durante questo periodo, mentre gli uomini migravano verso nord da giugno a settembre. I mesi invernali li passavano come artigiani e operai nelle fattorie dei villaggi locali o come lavoratori migranti nella campagna italiana.

Preparazione del ghiaccio e tecnologia di raffreddamento intorno al 1900


Eiszubereitung in Mühlhausen, 1900 Foto: Dario Olivier

All'inizio del secolo, la preparazione del gelato era un compito laborioso e noioso. Per la produzione di specialità di gelato, molti produttori di gelato utilizzavano una macchina per il ghiaccio a manovella. La parte inferiore della macchina consisteva in una vasca di legno con un recipiente interno in metallo che ruotava attraverso la manovella della macchina. Lo spazio tra la vasca e il recipiente metallico era pieno di ghiaccio tritato per il raffreddamento.
A seconda delle sue dimensioni, con questo tipo di gelatiere è possibile produrre fino a venti litri di gelato. Per azionarla erano necessarie due persone: mentre una manovella funzionava, la seconda spingeva la massa di latte, uova e zucchero contro le pareti fredde della vasca, che si bloccava in venti minuti circa.
Per il raffreddamento fino al 1950 si utilizzava il ghiaccio in barre prodotto industrialmente. I gelatieri dovevano frantumare le grandi barre di ghiaccio e riempirle nei contenitori di raffreddamento. Il ghiaccio tritato era inoltre mescolato con sale per abbassare ulteriormente la temperatura.
Il costante raffreddamento del gelato è stata una sfida. Soprattutto nei mesi estivi c'erano sempre malattie da salmonella a causa di un gelato insufficientemente raffreddato. Negli anni '10, diverse città della regione della Ruhr emisero i loro primi regolamenti che vietavano, tra l'altro, la vendita dei prodotti a bambini di età inferiore ai 16 anni. Regolamenti uniformi per garantire gli standard igienici furono emanati solo negli anni '30.

Ascesa e declino - Gelaterie italiane negli anni '30 e '40


Eiscafé Majer, um 1930 Foto: Mariateresa Majer

Dopo le prime gelaterie italiane aperte in molte città tedesche alla fine degli anni 1920, sempre più gelaterie si stabilirono nell'area della Ruhr negli anni '30. Spinti dalle difficoltà economiche nelle loro valli e dalla speranza di avere buoni affari in Germania, molte famiglie decisero di migrare stagionalmente. La vicinanza politica tra i regimi fascisti in Italia e in Germania favorì l'immigrazione.
Fino alla prima guerra mondiale, per lo più solo gli uomini si erano trasferiti a nord. Mentre la vendita di gelato si spostava sempre più lontano dal mercato di strada in solide gelaterie, le donne seguivano sempre più i loro mariti. Aiutavano con la gestione e il lavoro nelle gelaterie. I bambini di solito rimanevano con i nonni in Italia.
L'anno 1943 pose fine al periodo d'oro dei gelatieri italiani in Germania. Dopo la caduta di Mussolini, la coalizione italo-tedesca si sciolse. Gli amici divennero nemici. Molti gelatieri vendettero le loro gelaterie e tornarono in Italia. Nella speranza di un'imminente fine della guerra, altri avevano immagazzinato i loro beni presso conoscenti per poter iniziare una nuova partenza dopo la guerra. Durante i bombardamenti nella zona della Ruhr, numerose gelaterie furono distrutte durante gli ultimi anni della guerra.

martedì 15 novembre 2022

ATTILIO FRESCURA - L'INDUSTRIA CADORINA DI OCCHIALERIA FRATELLI LOZZA

 L'INDUSTRIA CADORINA DI OCCHIALERIA FRATELLI LOZZA

 

    

Alla Biblioteca Storica Cadorina di Vigo si trova un libriccino (25 pagine) di Attilio Frescura (1881-1943) dal titolo: L'INDUSTRIA CADORINA DI OCCHIALERIA FRATELLI LOZZA. Costui era il figlio di Angelo Frescura (1841-1886), noto per aver aperto nel 1878 la prima fabbrica di occhiali in Italia a Rizzios di Calalzo di Cadore.

     Il libro fu stampato nel 1939 a Milano in occasione dello scoprimento del busto marmoreo in ricordo di Giovanni Lozza (1840-1915), socio d'opera del suddetto Angelo e capostipite della dinastia industriale cadorina dei Lozza. Tra gli industriali Lozza ricordo i figli di Giovanni, Giuseppe Lozza (1870-1954) e Lucio Lozza (1877-1954). Poi Agostino Lozza (1900-1974) e Mario Lozza (1933-2003). Nel 1983 la Lozza venne rilevata dal Gruppo De Rigo di Longarone.

     La ditta di Angelo Frescura dopo la sua prematura morte fu ceduta al gruppo milanese Colson, Bonomi e Ferrari (poi diventata C. E. Ferrari & C. > Cattaneo, Cargnel &  C. > Ulisse Cargnel & C. > SAFILO di Guglielmo Tabacchi e soci). Suo figlio Attilio, che aveva cinque anni alla morte del padre, fu ufficiale dell'esercito nella 1^ G.M., pluridecorato, e poi scrittore di successo.

     Ritengo il libro interessante perché scritto direttamente da un membro delle famiglie dei pionieri dell'occhialeria cadorina.

     Da questo libro di Attilio Frescura traspare una certa tristezza per le sorti della sua famiglia, ma compensata dalla certezza che l'occhialeria in Cadore sarebbe durata per sempre. Cosa che purtroppo non si è avverata. Si esaltano anche le virtù di amicizia tra soci, tra figli di soci e tra cadorini.

     Desidero ringraziare la responsabile della Biblioteca Storica Cadorina Sig.ra Noemi Nicolai per la preziosa assistenza.

Alla fine del Post ho aggiunto tre capitoli del libro di Enrico De Lotto "Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore", capitoli che parlano della nascita e dei primi sviluppi in Cadore della moderna industria italiana degli occhiali.

Nel libro di De Lotto si trovano riportati interi brani del libretto di Attilio Frescura.

ILLUSTRAZIONI DEL LIBRO CON LE DIDASCALIE ORIGINALI


Giovanni Lozza


La fabbrica Frescura Angelo, Leone, e Giovanni Lozza nel 1882, sul torrente Molinà



Gli operai della fabbrica: 1882. Giovanni Lozza, seduto, guarda attraverso il canocchiale



Calalzo di Cadore: La fabbrica della Industria di Occhialeria Fratelli Lozza nel 1939-XVII

 
Gli operai della Industria di Occhialeria Fratelli Lozza nel 1936-XIV






RESA NOTA LA STRATEGIA DEL GOVERNO PER ACCOMPAGNARE ALL’EUTANASIA L’ITALIA PROFONDA: “SPOPOLAMENTO IRREVERSIBILE, NON CONTATE PIÙ“

Il 13 agosto 2025 il sito COMEDONCHISCHIOTTE ha pubblicato un articolo inquietante: Resa nota la strategia del governo per accompagnare all’...